Halloween, NON Halloween…nell’incertezza cucino qualcosa!!!

E’ inutile, non sono una fanatica di questo nuovo festeggiamento…non mi ci affeziono proprio…e tuttavia ogni anno “subisco” l’entusiasmo dei miei bimbi che mi chiedono zucche da decorazione, abiti spettrali, menù dai nomi terribili… Ecco, quest’anno ho fatto un po’ di “training ad Halloween” ed ho raggiunto qualche compromesso…e anche qualche risultato, discutibile, ma come si dice in PNL sempre risultato è!!

Dunque, vado con ordine: già dai primi di ottobre ho introdotto nella nostra DIETA di famiglia la ZUCCA …sì, perchè mi sono detta e ho detto ai pargoli: volete della ZUCCA? Benissimo, conosciamola insieme, scopriamo se ci piace! E così sono comparsi sulla nostra tavola: risotto alla zucca (ottimo, senz’altro il più sfizioso modo di mangiarla!); vellutata di zucca con paezzetti di pane bruscato, dolce e cremosa (ma per mamma e papà con un’aggiunta di pepe diventa anche golosa e saporita); gnocchi tradizionali con un po’ di zucca nell’impasto e poi… oggi che è Halloween m’è toccata la più TERRIFICANTE torta alla zucca…che mi sia mai venuta in mente di fare!

Chi mi conosce sa che non amo particolarmente fare i dolci (in effetti neanche mangiarli!) e quindi ODIO mettermi lì a sbucciare, grattuggiare, montare uova, spalmare creme…MENO che mai fare tutte quelle decorazioni così…così…dannatamente precisine! Tuttavia il cattivo tempo e il “mamma-ti-prego” continuo di Lele e Criccri mi hanno convinto a provarci…

Parto convinta:

Ok, lo so non sembravo convinta, ma è il massimo che sono riuscita a fare…

CHECK LIST degli strumenti: scodelle, sbattitore, bilancia, chucchiai in legno, teglia da forno…forno (con me è bene on lasciare MAI NULLA al caso): OK

CHECK LIST degli ingredienti: 3 uova, farina normale, farina di mandorle, maizena (..azz.. è la “maizena”????), 2 arance (ma poi oltre a grattuggiarne la buccia le devi anche spremere…e quindi corri a prendere lo spremiagrumi!), lievito, zucchero e infine cioccolata DA SPALMARE: OK!

40 minuti e dico 40 solo per preparare il tutto…un’altra mezz’ora per mettere insieme “questo tutto”… 45 minuti di cottura… E SOLO UN SECONDO PER ROVINARE IL MIO FUTURO DI MAMMA PASTICCERA…sì perchè non mi avevano avvisato nel libretto della ricetta che dovevo far freddare la torta prima di provare ad aprirla a metà e, soprattutto scoperchiarla x spalmare la nutella…

Questo, per oggi, è il misero risultato:  

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30 ANNI…di “sorellitudine”

…ebbene, è da 30 ANNI (in effetti 30 tra qualche giorno) che sono “sorella maggiore”.

 In TEORIA essere sorella maggiore non è quella gran figata che tutti i fratelli minori pensano, intanto perchè il babbo e la mamma è con me che si sono fatti le “ossa” ed hanno, per così dire, imparato il mestiere (quando poi, come tra me e mia sorella, ci sono un po’ di anni di differenza, la cosa è ancora più evidente). Ma soprattutto perchè il fatto di essere la “maggiore” alla lunga è un’arma a doppio taglio: è vero che da una parte te la comandi un po’ (…solo un po’, eh?!…), ma è anche vero che questo alone di supernaturalità costa un sacco di sacrifici: devi andare bene a scuola, devi fare sport, devi essere puntuale, non parliamo di sesso, droga e rock and roll… si capisce bene che alla lunga stanca. Ora, tutto questo, dicevo, in teoria perchè IN PRATICA, se sei sorella maggiore di una sorella minore come MIA sorella…beh, la musica cambia e non di poco!

Mia sorella è… TUTTO un IMMENSO mondo che racchiude le cose più belle e importanti della mia vita: dalla “festa dei peluche” che facevamo la domenica mattina sul mio letto in attesa che iniziassero i cartoni su Italia 1, a quando scappava dalla mensa dell’asilo e si rifuggiava sotto al mio tavolo (che già ero alle elementari) perchè quell’arpia di suor Caterina la torturava; dal passo del granchio e il nostro saluto di riconoscimento (…scrath…puh-puh…!), all’alfabeto muto a tavola…

Mia sorella è quella che si è ribellata alla famiglia, perchè essendo la più piccola si beccava tutti “gli scarti” non solo miei ma anche dei mie cugini…finchè un giorno ha detto “BASTA”…cacchio è vero che era la più piccola, ma questo semmai le dava uno status di privilegio e NON di sfiga come fino a quel momento sembrava essere! E fu così, infatti, che il nonno le comprò la SUA PRIMA VERA BICICLETTA!

Mia sorella è quella che a 19 anni è partita per Londra, per dimostrare a TUTTI, ma proprio a tutti, che sì, va bene essere la sorella minore, sì va bene essere al figlia più piccola…ma non mi provocate perchè mi trovo un’altra famiglia a Baron’s Court, a costo di pulire camere di B&B per lungo tempo…

Chi non ha la piccola Lalli come sorella non può capire quanto sia importante sapere che qualsiasi cosa succeda, in qualsiasi momento della tua vita e ovunque ti trovi nel mondo, da qualche parte c’è una sorella che ti ama e che sta facendo il tifo per te…

Chi non ha la piccola Lalli come sorella non sa cosa significa dormire abbracciate nello stesso letto la notte prima del matrimonio, la notte prima di quel giorno dove poi sai che cambierà TUTTO…

Chi non ha la piccola Lalli come sorella non ha idea della stupenda sensazione e dell’emozione che si prova a fare di nuovo una vacanza insieme dopo tanti (TROPPI) anni, ma con tanto di figli e mariti al seguito…

Chi non ha la piccola Lalli come sorella non conosce la felicità profondissima del cuore di una sorella maggiore nel sapere che finalmente la “piccola stella” adesso ha il suo grande e immenso cielo….

….DOVE PER I TUOI 30 ANNI FAREMO I FUOCHI D’ARTIFICIO, grande-piccola Lalli!!!!!

La Mia Vita In Collina …CAMBIA CASA!

Che significa? Significa che adesso ho un blog davvero TUTTO MIO: LaMiaVitaInCollina.com; significa che ho un indirizzo più facile, forse più raggiungibile, senz’altro più veloce da digitare e, spero anche da visitare.

Anche io CAMBIO CASA…stavolta sul serio e finalmente andrò sulla collina della MIA VITA, quella sognata da sempre, da quando ho memoria che si sogna, quella dove andavo a giocare con mio nonno, quella dove scappavo a nascondermi da adolescente, quella che ho IMPOSTO di amare anche a mio marito (e ora la ama talmente tanto che quasi quasi ne sono gelosa…!).

Si prosegue da qui…e tutto quello fatto fin’ora??? E’ stato bellissimo, è stato utilissimo ed è ancora attivo per un po’ sul vecchio blog (almeno finchè avrò trasferito tutto l’archivio degli articoli lì postati)…ma SI CRESCE, o meglio, si VA AVANTI e andare avanti significa aver compiuto delle SCELTE a fronte di necessarie rinunce che non ti permettevano più di procedere…si chiamano stimoli, si chiamano gradini, si chiamano crocevia, si chiamano sfide…

Ah! Dimenticavo… la sfida dei capelli scuri l’ho persa e quindi con gioia (soprattutto di parenti e amici), e dopo alcuni mesi e l’aiuto della mia parrucchiera di fiducia sono ritornata bionda, MA siccome C’E’ SEMPRE un buon motivo per continuare a cambiare (se non fosse altro per confermare e le proprie scelte di partenza e ricordarsi il perchè si erano fatte) stavolta i capelli li ho tagliati!!!!!

NUOVA STAGIONE per La Mia Vita in Collina…

…l’estate porta consiglio (…ma non era “la notte”????) e il primo fra tutti è stato quello di cambiare “veste” al blog…un po’ perchè si cresce, un po’ perchè questo blog per me sta diventando molto importante.

Racconta Stephen King (qualcuno lo ricorda??? ; ) ) in un suo vecchio libro sulla scrittura, ON WRITING, appunto, che dopo essere diventato famoso gli capitava molto spesso di incontrare gente, che gli diceva “che figo, eh, anche io avrei sempre voluto scrivere qualcosa…” e puntualmente King un provava un inspiegabile sentimento di “fastidio e “disagio” (“ma perchè se ti sarebbe sempre piaciuto farlo, semplicemente non lo fai, anzichè venirlo a dire a me?!”)…finchè un giorno realizzò che il suo sentimento era dovuto al fatto di trovarsi  di fronte a persone superficiali, opportuniste…perchè se non lo avevano ancora fatto voleva dire solo UNA cosa:  che non era assolutamente vero che lo “avevano SEMPRE voluto fare”, in effetti non era poi una priorità così grande, se alla fine avevano deciso di non farlo… e di continuare a vivere senza …scrivere!

Ecco, per un certo numero di anni io ho vissuto scrivendo DI TUTTO (articoli sul giornale del quartiere, della parrocchia, della scuola, diari personali, testi di canzoni, racconti, poesie, scenette per bambini, lettere alle amiche e/o al fidanzato…) perchè a me “è sempre piaciuto scrivere”…poi per quasi un decennio ho fatto come quelle persone che Stephen King incontrava e detestava e ho vissuto in modalità “COME SE”, ovvero quanto sarebbe stato bello poter scrivere…e ho aggiunto anche un’altra serie di BELLE SCUSE, del tipo “ad averne il tempo” oppure “se ci fosse qualcuno interessato a leggermi” oppure “se avessi le giuste conoscenze nelle case editrici” oppure “se non mi fossi sposata a 24 anni e a 26 anzichè cambiare pannolini e cercare un cazzo di lavoro per mantenermi, cercare un giornale presso cui fare esperienza“…

La VERITA’ è che io ho vissuto questi anni come se per poter SCRIVERE ci volesse una qualsiasi ALTRA condizione che non sia lo scrivere stesso…per poi scoprire a un certo punto che aveva ragione (come quasi sempre, del resto!) Stephen King…

Il blog si è arricchito anche di alcuni strumenti: quello già in funzione è la sezione “PAGINE” in alto a destra che divide i post per ARGOMENTO, così è più facile trovare ciò che interessa…altri sono in arrivo…!!!!

LA MIA VITA IN …CUCINA!

…E COME POTEVA MANCARE sul blog de La Mia Vita In Collina uno dei miei passatempi preferiti???????

Qui troverete sopratutto esperimenti più che ricette (tipo il frutto del duro lavoro di anni e anni di STRATEGIE MISTERIOSE per propinare le verdure a mio figlio Cristiano)…

Troverete i tentativi di utilizzare sempre gli ingredienti migliori, più sani e naturali (che ci hanno portato, ad esempio, alla decisione di cominciare ad AUTOPRODURCI l’olio extra vergine di oliva...)

Troverete suggerimenti, alternative e accorgimenti per ritornare ad una cucina più antica e sana che sia un vero e proprio TOTAL STYLE OF LIFE (si spende meno, si imparano tutte le differenze del gusto e delle stagioni, si impara a rispettare l’ambiente, si mangiano più varietà di cose, si impara “giocoforza” a cucinare a riciclare e a non sprecare, si CAMPA di più e meglio!!!!!!)

Troverete foto e aneddoti sul cibo, la cucina e il mangiare…che sono sempre tra le cose piacevoli della vita!

Qui troverete soprattutto…. la VERA eredità di mia nonna, una donna che ha avuto due grandi maestre in cucina: la FAME (è vissuta attraversando due dopoguerra,inframezzati da una guerra, in un piccolo paesino della provincia umbra…) e la POVERTA’ ( se la mettevi in mezzo a un prato, lei sapeva dirti i nomi, gli usi e come era meglio cucinare TUTTE le erbe che c’erano dentro…e non perchè avesse studiato botanica!!!).

Buon divertimento e appetito!

IL RISVEGLIO DEGLI SPIRITI

Primo racconto breve della serie “La Mia Vita In Collina

I

Se ci fosse stato qualcosa di vero in quelle “strane chiacchiere” di paese, è sicuro che entro il mese di luglio Arkansas lo avrebbe scoperto. Eccome se lo avrebbe scoperto! Non si sarebbe mai lasciata scappare un’occasione prelibata come quella di mostrare alle sue amiche che gli Spiriti della Collina avevano deciso di tornare a parlare dopo anni e anni di silenzio. A costo di mandare su tutte le furie sua nonna, con cui passava normalmente gran parte dell’estate, Arkansas aveva deciso che avrebbe “pattugliato” personalmente la zona del Callaro e atteso al sole di mezzogiorno o all’ombra di mezzanotte, finchè non avessero visto e sentito anche loro.

 “Loro”,nella fattispecie del nostro racconto, erano nientemeno che Jenny e Patty, le due più care amiche di Arkansas. La prima, Jenny, era un po’ più grande delle altre due, già 16 anni compiuti, e non era nata a Montecastello: era arrivata quando era molto piccola con la madre (chi o dove fosse il padre è sempre stato un mistero) e altri 3 fratelli da un paese di mare del Sud con uno strano nome esotico, Cheirò Marina (…perché da noi il mare, essendo lontano, è comunque esotico e un po’misterioso, anche quello della provincia di Viterbo). Patty, invece, era di Montecastello “d.o.c.”, di padre e di madre, insomma, anche se la mamma non l’aveva più già all’epoca del Risveglio degli Spiriti della Collina. E infatti Patty a 14 anni sapeva già fare le tagliatelle e il sugo per condirle, aiutava il padre, quando d’estate faceva l’orto, ma soprattutto (e questa era la cosa che faceva davvero impazzire Arkansas), sapeva fare l’orlo dei pantaloni!

Arkansas e Patty, pur non vivendo tutto l’anno nello stesso luogo, erano amiche inseparabili, fin dalle elementari: si erano conosciute un giorno d’estate di molti anni prima, quando erano piccole e le rispettive nonne le portavano al parco di Montecastello a respirare l’aria buona. Anche le due nonne erano amiche, e così le due bimbe a forza accompagnare le nonne al parco e giocare insieme con terra e pentoline ( perché la terra all’epoca era l’ingrediente principale delle ricette di ogni bambina e poteva, a piacimento, essere arricchita con foglie, sassetti e a volte acqua, se l’intento era di preparare polpette) avevano finito per volersi bene come sorelle. Anche se Arkansas aveva un segreto che non le aveva mai confessato: era da sempre innamorata persa di suo fratello Simone…segretamente, sì, perché tanto dirglielo non sarebbe servito a niente, Simone aveva 4 anni in più e ad Arkansas non la guardava neanche, praticamente lei per lui non esisteva, era meno di una pulce e poi era l’amichetta della sorella…ma, fermiamoci, perchè questa è davvero un’altra storia, e torniamo, invece, a quel lunedì pomeriggio del giugno 1989…

 Insomma, per poter coinvolgere anche questa volta le sue amiche in un’ennesima avventura (che, sapeva bene, che avrebbe potuto rivelarsi un ennesimo grosso guaio), aveva bisogno di tornare di nuovo lì da sola, almeno una volta, per vedere oltre che “sentire” le voci degli Spiriti. Era certa che salendo su al Callaro e percorrendo il sentiero della vecchia cava fino in fondo (cosa che non aveva mai avuto il coraggio di fare) avrebbe trovato il luogo di origine delle voci, anche se le faceva un po’ paura l’idea del bosco e molto di più il fatto che era sola. Era partita molto presto da casa, dicendo a sua nonna che andava da Patty a farle sentire l’ultimo album di vasco…e, sapete, era una cosa che ancora si poteva fare, perchè nel giugno del 1989, a Montecastello non solo non c’erano i cellulari…ma mica in tutte le case di villeggiatura c’era il telefono…

 E infatti era stato proprio in quel pomeriggio che Arkansas aveva scoperto che gli Spiriti della Collina avevano ripreso a correre sui campi di grano. Li era andati a cercare, lì dove la vecchia Nanda aveva detto che li avrebbe trovati e alla fine li aveva ben visti, mentre pedalava con la sua bici rosa (strano per lei avere qualcosa di quel colore, ma l’anno prima l’aveva voluta così, la sua bicicletta) e le cuffiette del walkman nelle orecchie. Il walkman, poi, era stato un ambito oggetto fin dal suo compleanno, anche se aveva dovuto attendere fino alla pagella che la promuoveva in terza media per averlo in regalo…ma quell’anno suo padre si era davvero superato: dentro al walkman ci aveva trovato nientemeno che Liberi Liberidi Vasco. E proprio vasco stava ascoltando mentre pedalava e pedalava sul’assolato altopiano che l’avrebbe condotta nel suo luogo supersegreto, e stava ancora chiedendosi se piano piano a forza di ascoltarlo, questo album avrebbe mai scalzato dal suo cuore quelle parole, che sembravano scritte a posta per lei. Quelle parole le dicevano di continuo che “la vita non è facile, ma volte basta un complice e tutto è già più semplice” e così la incitavano ad andare avanti nei lunghi e noiosi inverni cittadini, in attesa di rivedere l’amica-complice Patty.

 Pedalava e pedalava sul lungo rettilineo infiammato e alternando fiatone e voce cantava di domeniche lunatiche e tanghi della gelosia, quando ad un tratto, dopo aver lasciato la strada principale ed essersi addentrata verso i poderi, li aveva visti.

Oh, cazzo…! – e per poco non era caduta dalla bici per la brusca frenata che l’aveva costretta a saltare giù dal sellino; la scoperta delle parolacce era, in effetti, abbastanza recente, risaliva solo all’anno prima, quando aveva iniziato le medie in una scuola statale della periferia romana, ma ne era diventata presto una puntuale e precisa utilizzatrice, adeguandole a contesti e compagnie. E decisamente l’improbabile spettacolo di cui in quel momento era testimone, richiedeva senza ombra di dubbio l’uso di una parolaccia.

Dal punto in cui si era fermata, infatti, poteva vedere chiaramente un luccicante e continuo saltellio sulla distesa di grano del “poro Brencio”, come lo chiamava sua nonna. Era una visione ipnotica, irreale a raccontarsi, eppure era così che le si presentava: gruppi di spiritelli luminosi che correvano e ridevano proprio sopra alle spighe ancora non del tutto mature. E loro la vedevano e ridevano e le mostravano il gioco della corsa sul grano e alcuni di loro con il gesto della mano le facevano anche segno di seguirli.

A bocca aperta respirava appena per paura di interrompere quella magia e i suoi grandi occhi guizzavano pazzi su e giù, avanti e dietro; Vasco le stava dicendo che vivere senza lei era una libidine, ma lei non lo sentiva più, non sentiva più niente, solo i risolini…e all’improvviso venne da sorridere anche a lei, con quella sua bocca finalmente carina e regolare, da poco liberata da un malefico apparecchio fisso ai denti, che l’aveva resa una “cozza” per i primi due anni delle medie.

Era paralizzata dal fascino del bagliore misterioso emanato dalle mani di quei graziosi spiritelli, fino a che (ma qui non sapeva più dire se fosse la realtà o un sogno), le sembrò di vederne uno in particolare, che voltandosi e guardando amabilmente verso di lei dopo aver rallentato, con una voce di vento le bisbigliò alcune parole, che lei conosceva bene: “Resta… qui… per sempre….” In quel preciso momento il panico l’aveva avvolta così tanto e così violentemente da risvegliarla da quella trance e da farla risalire in sella e riprendere a pedalare senza fiato, alla velocità della luce verso casa di Patty. Aveva le orecchie che le fischiavano così forte (magari anche per colpa del volume delle cuffiette), che non sentì neanche l’apetto che suonava da dietro per chiederle strada:“Maschiè, scanzite da mezzo la strada!- era Brencio, il proprietario della distesa di grano che scendeva al bar.

Scusate, Bre’, ‘n v’ho sentito…- e come scusa indicò le cuffiette del walkman.

 “…ma n’ sei la fija del poro coso…quello de giuppe la scesa…”

 “sì, sì… so’ io, so io, bonasera  Bre’…tutti “pori” a sto paese… – e via, era già di nuovo sulla strada, di lato stavolta, a  pedalare in cerca delle uniche persone a cui poter raccontare quello che aveva visto. 

 II

Pattyyyyyyyyyyyyyyyyy! Paaaaaattyyyyyyyyyyyyyyyyy!

Arkansas, che vuoi? Che strilli non sono neanche le quattro…il babbo…

 “Scendi Patty, di corsa, e andiamo da Jenny: vi devo dire una cosa”

 “E, ma… che je racconto al babbo??? E’ presto per uscire, manco i negozi so’ aperti!”

 “Digli… che… mi devi…prendere la misura per l’orlo dei jeans nuovi e che mi avevi promesso di farlo prima di uscire con gli amici…dai, dai Patty che sennò è tardi”

 “Ma, Arki, tu non vieni da casa vero?”

 “No…sono uscita presto con le cuffiette per sentire vasco in santa pace… insomma stavo andando su verso il Callaro…”

 “A quest’oraaaa! In bicicletta???!!! Ma sei scema????”

 “Eh lo sai che la nonna non vuole che ci vado, così magari se lo scopre e vede che comunque era presto, non mi sgrida troppo …che ne so, ma poi lo sai, no? Ci dovevo andare per forza per forza.” Quando Arkansas voleva sottolineare l’importanza di una cosa la ripeteva subito per due volte, senza fiato e senza virgole, e Patty ormai sapeva che quando Arki aveva una cosa fissa nel cuore e nella testa, ti costringeva a condividerla con lei….ma del resto Patty non poteva proprio dire di no alla sua amica del cuore. Quando un anno e mezzo prima era morta sua madre, l’unica persona che era riuscita a non farle perdere la voglia di continuare a vivere era stata proprio Arkansas…pur vivendo in città, aveva costretto i suoi genitori a portarla tutti i fine settimana, per un anno intero, a Montecastello“perchè Patty mi aspetta e ha detto che resta viva solo se io vado lì”. E aveva dato tregua ai suoi genitori solo dopo un anno, quando pian piano Patty aveva dato segni di ripresa e, anche se non avrebbe mai smesso di sentire la mancanza della sua mamma, aveva comunque deciso di provarci a rimanere viva ed anzi, di provare a crescere e a diventare a sua volta una mamma brava come era stata la sua. Ed ecco perchè Patty a 14 anni sapeva già fare le tagliatelle e l’orlo dei pantaloni!

 “ Va bene, dai, scendo, però allora vedrai che devo tornare un po’ prima stasera”

 “See, prima delle sette…e che esci a fare, allora? Dai muoviti che andiamo da Jenny, vi devo parlare e insieme dobbiamo prendere una decisione, oggi è successo..

 “Arki, non ricominciamo con la storia delle voci, perchè ora è giorno e ci rido, ma poi stanotte non dormo! “

 “…Patty per favore, non è più una cosa personale e ti giuro che lo vedrai…ora vieni, dai!

 “Mmmmh! Esco dalla porta del cellaio, che la bici è lì, aspettami da quella parte.”

 Ora le bici che pedalavano erano due: quella rosa di Arkansas e quella blu e bianca di Patty. La direzione era casa di Jenny, lì non era mai un problema entrare e uscire, c’era sempre talmente tanta gente che se Jenny si assentava un po’, magari neanche se ne accorgevano; era per questa sua libertà che sia i genitori di Arki, che il padre di Patty, non è che vedessero di buon occhio questa ragazza un po’ più grande che già usciva truccata e pure dopo cena qualche volta. Ma gli amici, quelli veri, questi dettagli non li guardano, gli amici guardano dritto al cuore e Arkansas e Patty sapevano bene che quello di Jenny era un cuore ferito, sì, ma molto buono e generoso. E, come da copione, infatti, quel pomeriggio Jenny neanche stava a casa quando arrivarono a chiamarla.

 “…E dov’è?- chiese Arkansas alla signora Pina, la madre di Jenny.

 “E che saccio io? Pensavo che era con te e Patty, mo se mi dici che non l’hai vista…mi preoccupo!

 “ E’ andata a prendermi un gelato…– era Licia detta Rompirompi, la sorellina di Jenny, una vera guastafeste, ricattatrice incallita e bugiarda cronica, insomma la classica sorella minore rosicona. Patty e Arkansas, però, cercavano di trattarla bene, soprattutto perchè altrimenti RompirompiLicia avrebbe fatto la spia anche di cose inventate pur di vedere in punizione loro e sua sorella maggiore.

 “Oh stelline, che visione! Menomale che mi siete venute a salvare…mamma ecco il gelato per la STREGA, io esco proprio!”

 Non c’era stato bisogno di aggiungere altro, sullo stradone principale di Montecastello e contro il sole del pomeriggio, le bici erano ormai tre.  

 III

Jenny e Patty era sconvolte per il nuovo racconto dell’amica, sedute sotto agli alberi della pineta, dopo aver mollato le bici, avevano dovuto interrompere e far ripetere ad Arkansas il racconto più e più volte…non è che non le  credevano…

 “Vedi, Arki, tutta questa storia degli Spiriti della Collina, è cominciata con il racconto della vecchia Nanda…oh, Arki, quella c’ha 97 anni, lo sai che significa?????”

 “…che è nata nel 1892, Patty???” – e sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi, che da quando le avevano tolto la “gabbia” ai denti, in effetti le riuscivano particolarmente bene!

 “Goja! L’ho sempre detto che sei goja e c’ho ragione! Intendevo dire che è vecchia, ma tanto tanto vecchia e magari quello di cui parla non sono tanto ricordi, quando storie, dicerie, leggende di vecchi!”

 “Però, a difesa di Arkansas, devo dire che anche l’Ermelinda, che, ti ricordo, era la guardiana del castello, ha raccontato…

 “Seee, dopo setteotto bicchieri de vino, sveglia Giova’”

 “NON CHIAMARMI GIOVANNA! TI ODIO, quando fai così Patty! QUEL NOME MI FA INKAZZAREABBESTIA e lo sai!”

 “Ok, scusa ho sbagliato, scusa, abbiamo un giuramento, perdono…puoi chiamarmi col mio vero nome, se vuoi, ma solo una volta!”

 “GI-NA, GI-NA, GI-NA” – Arki e Jenny in coro senza neanche mettersi d’accordo

 “…ho detto il mio vero nome, vabbè chiudiamo l’argomento nomi, ok????”

 “Ok, Arki, lasciamo stare i vecchi, senti quello che voleva dire Patty, è che tu già avevi cominciato alle vacanze di Pasqua co’ sta storia delle voci…solo che quelle venivano dal giardino del castello dietro casa di tua nonna e…sì…insomma ti chiamavano…”

 “No, Jenny, non mi chiamavamo, per l’esattezza io sentivo solo che dicevano “resta qui per sempre”, ma non era né un lamento, né una minaccia…”

 “Sì, stelli’, lo sappiamo, era come “un invito”…ma tu capisci che ci hai detto oggi????”

 “Sì, ragazze, vi ho solo detto che, come io sospetto da sempre, questo posto…e intendo TUTTA la collina è…come dire…VIVA e ci vuole dire qualcosa, qualcosa che ancora non so, ma che vorrei che mia aiutaste a scoprire, ok?”

 C’è da dire che erano rimaste un bel po’ sotto alla frescura delle piante prima di rassegnarsi e ricominciare a pedalare fin dove Arkansas le voleva portare. Non c’era proprio storia quando Arkansas era convinta di qualcosa, nulla la smuoveva dalle sue bizzarre idee visionarie, e l’unico modo per tranquillizzarla, almeno per un po’ era partire con lei e le bici e andare su al posto degli Spiriti, come a quel punto era stato ribattezzato tutto il bosco sotto al vecchio acquedotto. In fondo le volevano bene anche per questo, per il suo strambo modo di vedere il mondo, come se davvero potesse essere quel posto incantato delle favole, che né Patty, per un verso, né Jenny per un altro, avevano mai avuto modo di apprezzare…per loro la favola era finita molto presto e allora in fondo in fondo, per fortuna che c’era Arkansas con le sue strane storie di voci e di Spiriti che corrono sul grano, a fargliela rivivere di tanto in tanto.

 Il bello delle avventure è proprio mentre le stai vivendo, non la loro conclusione…

 …con questa frase Jenny e Patty, quella sera, cercarono a lungo e invano di consolare Arkansas, perchè come nella migliore tradizione delle storie di paese, gli eventi leggendari sono tali solo se si manifestano di tanto in tanto…a volte ogni 100 o 1000 anni…a pochi eletti…perciò quel tardo pomeriggio di giugno le tre amiche insieme videro solo un grandioso, spettacolare tramonto di quelli che oggi se li sogna anche l’HD.

 Ma la vera favola lì, era la loro stupenda amicizia che durava da anni e che in quel  momento, a quell’età, tutte e tre ritenevano fosse invincibile e, naturalmente, eterna.

 IV

Lo sguardo di Arkansas era sempre lo stesso, anche adesso, alla soglia dei 35 anni. Come si dice, di acqua sotto ai ponti ne era passata, a quel punto i sogni e i segreti che ognuno aveva coltivato da bambina o si erano realizzati e rivelati…o era bene che fossero rimasti nel cassetto. Distrattamente appoggiata sulla nuova balaustra di un vecchio panorama, un lungo crepuscolo estivo, l’aveva riportata a quel giugno di 20 anni prima stesso posto, stessa strada, stesso bar cantavano gli 883…ed era stato fantastico, per un momento, rivivere una delle tante avventure con Patty e Jenny, anche se quella volta le sue amiche non avevano visto gli Spiriti correre e sussurrare sulla collina della loro vita. Erano ancora amiche? Chi lo sa, dopo tutto quello che era successo…una cosa era certa, lei aveva mantenuto fede al “giuramento dei nomi”, ed era sicura che fino a quel momento lo avevano fatto anche Jenny e Patty. Questo vuol dire amicizia?

Arkansas, che non aveva più paura come un tempo di sorridere, sorrise, salutò con lo sguardo l’orizzonte, spense il portatile e decise che per quella sera tutto era ok.