Sul Sentiero dei Monaldeschi, qui in Collina!

Dalla variante, veduta del paese, scorcio sul percorso dei Monaldeschi

Segui le frecce gialle e blu sul sentiero dei Monaldeschi!

Il sentiero dei Monaldeschi sull’altopiano dell’Alfina

In mezzo ai campi di grano ed erba medica e sullo sfondo l’Amiata

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Il Castello sulla Collina

“…And I’m on my way, I still remember
This old country lanes
When we did not know the answers
And I miss the way you make me feel, it’s real
We watched the sunset over the castle on the hill.”

Sono cresciuta in città, ma con la mente sempre sempre ALTROVE e con un manipolo di amici sempre nel cuore, quegli amici con cui anch’io guardavo i tramonti sul Castello sulla Collina.

Quei tramonti e quella collina che sono i miei veri genitori. E che sono tornata ad onorare come si fa con un padre e una madre, anche perchè quel manipolo di amici sono poi diventati i fratelli elettivi.

Io e la Mia Collina ci apparteniamo per scelta e per destino: un Amore così grande io non so spiegarlo e da fuori è difficile comprenderlo. Posso solo cantarlo, quando trovo versi che gli si avvicinano, che lo sfiorano e che ne illuminano qualche squarcio di sensazione nota.

 

 

 

“Perchè non m’hai voluto sposa’?”

All’inizio, quando ancora non aveva ben capito, lei era solita dargli spago, perderci tempo, provare a spiegargli le cose come stavano… “Luigi non sono la caposala, non ti posso far spostare l’armadio“, oppure “Guarda, Luigi, c’è scritto qui quando devi fare le analisi

Ma Luigi, che già alle 7 di mattina aveva un odore insopportabile del fumo di tutta una vita, non l’ascoltava, girava lo sguardo come in cerca di sostegno, alzava la voce, puntava il dito verso di lei, le cominciava a dire che era cattiva, che non voleva ascoltarlo solo perchè lui aveva avuto quel maledetto incidente e non aveva più potuto lavorare e non aveva più potuto guidare la macchina…

E di solito era alla parola “macchina” che Luigi sembrava riprendere il controllo di se stesso.

Si ammutoliva di colpo e di colpo rivolgeva nuovamente lo sguardo verso di lei, poi verso il pavimento. Poi verso di lei, poi verso il pavimento…poi verso di lei.

A quel punto lei sapeva l’esatta sequenza di quello che avrebbe detto. La prima volta rimase stupita e rise di lui con le sue amiche…poi, invece, dopo la seconda, e poi la terza e dopo ogni volta… successe che lei capì, o meglio, comprese.

E dunque lo ascoltava, lo faceva finire di parlare e lasciava che il suo il dolore uscisse e passasse da lui a lei…così, con semplicità, in maniera naturale…e se ne lasciava invadere un po’ e gli sorrideva in silenzio, tanto poi appena aveva finito di farle l’ultima domanda, tornava nel suo mondo e andava via.

*        *       *

Lui le chiedeva se potevano fare come quell’altra volta, quando era arrivato sotto casa sua all’una di notte “Se ce vengo te ce trovo stanotte? Dai, poi famo come quell’altra volta fumano na sigaretta, piamo ‘n caffè e poi…” ed era lì che, spalancando la bocca sdentata, rideva (come ridono i matti) e rideva, rideva fino a piangere e nel pianto le diceva “Perchè non m’hai voluto sposà più? E’ per l’incidente, vero? …perchè, perchè non m’hai voluto sposà?”  

 

Buona Vita, la mia vita in collina!

sentiero

…e finalmente: ritornare a sentire il gusto del  cammino, l’intima gioia di radunare le esperienze fatte, l’entusiasmo di caricarle nello zaino e, dopo un’ultima grata occhiata alla strada fatta, volgersi a quella ancora da fare…che per fortuna è tanta, piena di sentieri da scoprire, direzioni da seguire o da cambiare. Ben Tornata a Me e ancora, per tanto, Buona Vita!

Quando in Collina c’era Scheggia…

L’ho fatto. E vabbè, non avrei dovuto, in fondo in fondo neanche mi appartiene, come indole profonda, ma l’ho fatto. ho pubblicato la foto del mio gatto (e io davvero non sopporto le foto dei gatti).

scheggia

Ma Scheggia era la MIA gatta. Perchè fino a 40 anni non avevo mai avuto un PET…un cucciolo, un animale che girasse per casa, un batuffolo di pelo che cresce e diventa uno di famiglia.

Poi è arrivata Scheggia.

E poi, altrettanto all’improvviso, non c’è stata più.

Oggi ho ritrovato questa foto, di poche che me ne restano, e allora ve la mostro, perchè dopo un anno, ancora mi manca.

Canti di Libertà, Canti di Redenzione

Mi vuoi aiutare a cantare questi canti di Libertà?

No, perchè è tutto ciò che abbia mai avuto: canti di Redenzione…

Bob Marley ha scritto anche per noi, gente di Collina, che da un anno viviamo in apnea e a occhi serrati, queste lievi parole, che evocano i nostri cieli e il nostro verde.

Non hai voglia di tornare a respirare? Di sentire quel soffio vitale che ti entra dalle narici e ti riempie mente, cuore e poi, sì, anche i polmoni?

Non è tempo di riaprire gli occhi e ricominciare a percepire le diverse sfumature della luce che li colpisce?

Non hai voglia di ricominciare a vivere?

Canti di Libertà…Canti di Redenzione

Le nostre anime guariranno e il passato resterà lì, dove non vuole essere cambiato…ma da dove ci permette oggi di cantare i nostri Canti di Libertà, Canti di Redenzione.

(…Ciao Stefà: se vedi Sandro salutalo…)

Cronache Collinari: L’Alieno e la Magica Macchina del Caffè

MacchinaPerCaffè

Caffecaffecaffecaffecaffe…ho bisogno di caffè, un secchio di caffè, un mare di caffè, in questo momento riesco a pensare solo ad un caldo, anzi, bollente, caffè zuccherato…

La nenia che ho nella testa alle 6 di mattina, nella Mia Vita In Collina è solo questa. E, come ogni mattina, alzandomi dal letto senza accendere luci, senza fare rumori, voglio solo guadagnare la scala che mi porta diretta in cucina e all’unico oggetto che può richiamarmi in vita: la macchina del caffè.  Una volta raggiunta la stanza della rianimazione e la sorgente della sveglia è fatta: basta accenderla e attendere pochi istanti che la meravigliosa lucina verde dia il suo sì e..

– Mamma…

Ussignore, non ho capito bene, un Essere Alieno si frappone fra me e la Vita

– Mamma, mi sono ricordato che ti dovevo chiedere di comprare il quaderno pentagrammato

L’essere alieno prende le forme e la voce di Criccri che farfuglia molte, troppe parole tutte insieme… qualcosa a proposito di ricordi, note, quaderni, spese… Lo sento: è una trappola e io ancora non sono in grado di intendere e di volere. Posso solo alzare le mani in segno di resa e indicare l’unica Fonte di Energia che mi permetterà di entrare in comunicazione con la forma di vita extraterrestre (senza parolacce, si intende) e ignorandola (come si vede in qualche film, no? Forse se la ignoro scompare) procedo, lo supero e…

– Mammaa… Non ci ho dormito! Hai capito? Mi sono dimenticato ora quello mi umilia, mi mette la nota, mi banna per sempre…

Mi immobilizzo, senza raggiungere ancora la Ricarica, sento che, qui, nell’iperspazio sta per sta succedere qualcosa di brutto, di molto brutto…

Caffecaffecaffe, non ci credo non scompare anzi insiste, emette suoni contro di me e pretende risposte...calma, cos’è che dice il tuo terapeuta??? Fermati un attimo e chiediti: di cosa hai bisogno ora? Lo so! Ci sono! DI UN SOLO, MISERO, FOTTUTISSIMO, STUPIDO CAFFE’, che mi dia l’illusione, anche solo per un attimo, che oggi andrà tutto bene

E così lentamente mi giro, apro gli occhi, lo vedo, lo fisso con l’ultimo residuo di benessere da cuscino e lo minaccio:

– Se non prenderò il mio caffè, non riuscirò a svegliarmi; e se non mi sveglio (di umore decente) non ci sarà speranza per il genere umano (o alieno) che popola questa casa

– Ok poi mi ascolti, però?

– Prometto che ci provo…

Il fatto è che appena il magico liquidino nero attraversa le mie papille, io mi ritrasformo da letargico cavernicolo ad antropomorfo essere senziente di genere femminile (la catalogazione “umano” nella mia famiglia non è prevista), e quei due o tre neuroni che riprendono vita mi riportano nel “qui e ora” corretto, in quella stessa dimensione spazio temporale che condivido con i miei coinquilini.

– Allora, ci sono: riproviamo tutto da capo. Buongiorno “cuocovolante” Criccri, qui base, cosa fai in piedi prima della sveglia????

– Mmmmm…l’unico normale in questa casa è il gatto, che infatti se n’è andato… Sono agitato: mi sono di nuovo scordato di farti comprare il quaderno pentagrammato e oggi era l’ultima occasione per passarla liscia.

– Mio caro Watson, il suo brillante acume le suggerirà senza alcun’ombra di dubbio che essendo lunedì, ore 6.15 antimeridiane, non vi è speranza alcuna che io possa, COME AL SOLITO, sollevarla dall’impiccio in cui si è infilato. ( Quando poi mi sveglio, mi sveglio)

– …e…allora…? – il cuocovolante è altresì sconsolato

( è incredibile il potere occulto del caffè)

– E va bene, cuocovolante, mi hanno mandato qui per questo, no? Vai a scuola tranquillo, diremo all’EssereOrso di passare in cartoleria e poi a scuola, il quaderno “cosato” (sono sveglissima, ma insomma, già ho dato a sufficienza, tanto da aver bisogno quasi di un altro caffè) ti arriverà per tramite gentilissimo bidello

– Collaboratore scolastico

– Sì, ovvio. Puoi andare a vestirti.

Si avvicina, mi abbraccia (lo fa, lo fa, lo fa sul serio!), mi guarda con gli occhi dell’amore e corre in bagno a prepararsi.

Grazie Caffè, ti amo, ti adoro non ci lasceremo mai…mi rendi davvero onnipotente, anche oggi ho guadagnato svariati punti, simulando un un magic power, che in realtà mi deriva soltanto da te

Ed è con il sorrisetto tipico dell’autocompiacimento che la giornata, qui nella Mia Vita In Collina, può cominciare.