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…e dopo 20 anni…in collina…si festeggia ancora San valentino????

…accipicchia se si festeggia!!!
Ogni scusa è buona nella mia vita in collina per dichiarare AMORE a quell’ORSO BRUNO (…through time dissociato, si diceva un tempo in gergo tecnico!) di mio marito…che, appunto, ha, notoriamente, il romanticismo di un cubettino di ghiaccio da freezer…ma è lì, roccia solida, su cui abbiamo costruito tutto quello che siamo oggi e esperta guida alpina nel nostro trekking lungo i meravigliosi sentieri delle nostre vite.
…che altro?
Ah sì! Un paio di figli…a cui augurare di vivere un grande amore così come quello dei loro genitori…!

 

Matrimoni e Biscotti nella Mia Vita in Collina…

Sarà che erano tanti anni che a Castello non si sposava nessuno…sarà che la sposa è una delle maestre di Criccri…ma insomma qui, nella mia vita in collina, da poco c’è finalmente stato un matrimonio, con tanto di corteo della sposa e paesani al seguito, e la cosa mi ha inspiegabilmente colpito e…dato come un senso  di “speranza”…

E’ stato, credo, un sentimento spontaneamente condiviso anche da molti paesani, perchè già un’ora prima che arrivasse la sposa eravamo in molti, arrivati davanti alla chiesa, in attesa, e con tanto di riso alla mano per il rituale lancio finale di buon augurio.

Non solo. Ma la famiglia della sposa nei giorni precedenti al matrimonio ha rispettato una vecchia e amatissima tradizione castelleseIL CAFFE’ DELLA SPOSA“….praticamente per un’intera giornata la casa della sposa è aperta a chiunque la voglia visitare per fare auguri, portare un piccolo presente (…alla fine in un paese di 800 abitanti, siamo tutti un po’ parenti…) e si distribuiscono “orario no-stop” caffè caldo, confetti e soprattutto, oltre ai tanti dolci fatti rigorosamente in casa da famigliari, parenti e donne del vicinato, i “BISCOTTI DEL CAFFE’ DELLA SPOSA“…

In realtà non hanno niente di particolare, sono classici biscotti fatti con uova, strutto e farina… tagliati in maniera semplice, col fondo del bicchiere ed hanno per questo l’aspetto di biscotti antichi, rozzamente abbelliti al centro con una ciliegina candita o una nocciola…o meglio con un pezzo di cilegina candita o un pezzo di nocciola (ingredienti un tempo molto costosi sulla tavola di contadini…e presenti giusto per un’occasione come un matrimonio!).

Insomma, per farla breve, presa da tanti ameni pensieri e ricordi ho deciso di mettere le mani in pasta e creare per la mia famiglia i “miei” BISCOTTI DELL’AMORE, come li ho ribattezzati io, con qualche piccola peronalizzazione, tipo la marmellata di lamponi al posto della ciliegina candita…Ed è stato un vero tuffo al cuore trovare la ricetta autografa di mia nonna che, in un’agenda del 1974, scriveva:

Pastine del cafè de la sposa“: 4 uova, 4 etti zucchero, 2 etti distrutto, 1 bustina di dose, 1 limone grattuggiato, farina, impanare nello zucchero, cuocere nel forno a 200 gradi per 10 o15 minuti.

 

It’s a beautyful day…(…il primo giorno di ferie!)

Sapevo già che non avrei comunque dormito fino a mezzogiorno (non lo faccio mai e non l’ho mai fatto neanche quando ventenne andavo a in discoteca…!)…ma sapevo anche che non sarebbe stata la sveglia sul comodino a decidere per me il momento di alzarmi e…come dire? arrivata a questo punto tanto mi basta già per assegnare il primo punto a favore di questa giornata.

Oggi è ufficialmente il mio PRIMO GIORNO DI FERIE…proprio un bel giorno, sì. Con tante promesse davanti che mettono tutti i prossimi giorni già in una buona, buonissima luce. Qui in collina sono arrivati vecchi e cari amici, abbiamo già “acceso” l’agosto castellese con la prima di tante feste…e sono arrivati tanti ragazzi di un tempo alla loro prima villeggiatura da genitori…

E La Mia Vita in Collina, pare stia per trasformarsi di nuovo…

BUONE VACANZE A ME! …ogni tanto è bene non dimenticarsi di volersi bene!!!!!

La MAGIA di quando il PALLONE vola sulle colline…

E’ così. Non ci avevo mai fatto caso fino a ieri sera: quando IL PALLONE vola sulle colline succede una magia…anzi 2…anzi tante.

Ci si raduna sempre in piazzetta dell’oca, così alla spicciolata, dopo cena senza darsi un vero appuntamento, perchè tanto si sa “quando va il pallone”…e così ceno , sparecchio veloce ed esco con i figli al seguito (che ancora non capiscono…così come non capivo io alla loro età). Sarà che questa festa, che arriva ai primi di maggio, dà il via ufficiale alla buona stagione e c’è voglia di uscire, sarà che quest’anno la CRISI ci sta facendo impoverire anche i sogni e le emozioni…ma quando arrivo sul luogo già c’è una marea di gente in attesa DELLA MAGIA… in attesa che inizi a suonare la banda…la banda!

Un mio amico, mentre aspettiamo, mi fa vedere da dove partiva il pallone quando lui era piccolo e mi racconta che lui e suoi amici stavano sotto, in attesa, mangiando spicchi di limone…me lo immagino e mi viene da sorridere…anche perchè oggi mio figlio e suo figlio sono amici e giocano a rincorrersi mentre aspettano che il rito ricominci, perchè è qui che entrambi li abbiamo portati.

Do uno sguardo in giro: intorno a noi ci sono tutti i nostri amici, che come noi, hanno portato i loro figli. Ma del resto a noi lo hanno insegnato i nostri genitori e i nostri nonni e infatti stasera i più fortunati, hanno vicino a sè qualche genitore e magari anche qualche nonno, perchè per la MAGIA c’è sempre tempo, c’è sempre un po’ di energia residua…Ed ecco che la banda comincia a suonare… ed ecco che l’euforia della magia si comincia a spandere ovunque…ed ecco cosa accade: TUTTI, ma proprio TUTTI, in istante, ci trasformiamo in bambini e cominciamo a correre verso la piazza, sperando di fare in tempo ad attaccare tutti nostri sogni, tutti i nostri desideri, tutte le nostre speranze su quel magico pallone che prenderà il volo e si porterà su nel cielo i nostri sguardi e tutto quello che contengono.

Tutti i bambini di Castel Viscardo, passati presenti e futuri, sono in piazza nella sera che parte il pallone…e ci saranno per sempre, saranno sempre tutti lì con il cuore trepidante negli attimi prima del volo e poi con il viso alzato e gli occhi che scrutano nel cielo buio, fin dove mai possa arrivare il pallone magico dei sogni, e sempre aspetteranno fino a che l’ultimo bagliore sia visibile per accertarsi che lui, il PALLONE, vada proprio lì, dove le sperazne e i desideri più belli si incontreranno e diventeranno finalmente realtà.

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La mia vita…all’alba

   E’ l’alba sulle mie colline, in casa tutti dormono ed io come al solito mangio lo yogurt affacciata alle prime ore del giorno…ma quello che vedo oggi è poesia allo stato puro...è la grandezza di fronte alla quale ci si smarrisce…purtroppo non sono affatto una fotografa, ma non volevo dimenticare le sensazioni che ho provato…

La Poesia del Cappuccino

Già mentre sto arrivando

dal buio invernale della mia vita in collina

ti vedo sei di spalle, Nina,

(e metti su la tazza grande o quella piccola)

che ormai riconosci dai fari dell’auto l’avventore.

Per me, lo sai, è cappuccio e cornetto

e un minuto o due, forse anche tre, ma non di più,

con te che ti alzi e lavori a queste ore.

…guardi in su…

– Oggi Giove?

– Sì, Giove…

– Due euro.

– Ciao. Scappo: fuori c’è nebbia e forse piove.

Le mani grandi, forti, capaci di fare tutto…

Ero abituata a vederle lavorare, non stavano mai ferme le tue mani: da quando al mattino mi aiutavi a lavarmi e vestirmi (mi pettinavi i capelli, ti assicuravi che non avessi pieghe o pelucchi sui vestiti, mi allacciavi i bottoni del grembiule e poi i lacci delle scarpe…) a quando mi accompagnavi a scuola… che una mano teneva forte la mia per attraversare insieme la strada, mentre l’altra faceva cenno all’autista di aspettare che anche noi arrivassimo alla fermata (alle medie poi che non mi accompagnavi più, mi aspettavi sul balcone all’ora dell’uscita e le tue mani si alzavano in segno di saluto non appena svoltavo dall’angolo della strada e mi vedevi apparire).

Le tue mani velocissime sapevano rifare i letti e spolverare in poco tempo, perchè la loro vera sapienza era quella di dedicarsi all’arte della cucina: lì sì che erano mani di fata! Con grande maestria e padronanza di tutti i più svariati strumenti da lavoro culinario, le tua mani tagliavano cipolle, sminuzzavano e battevano prezzemolo e aglio, facevano preziosi tocchetti delle carote da mettere nel sugo…e poi mescevano generosi pizzichi di sale e dense gocce d’olio della Sarciata, giravano sapienti il contenuto delle pentole, che già dalle 9.00 della mattina mandavano in tutta la casa un odorino saporito, deliziosa promessa per l’ora del pranzo e della cena.

E nel pomeriggio, per riposarti, le tue mani si divertivano a far correre i ferri da calza…”cotone d’inverno e lana d’estate“, oppure a piegare la molta biancheria di una famiglia di cinque persone… a volte a fare piccoli rammendi nelle calze o nei pigiami o a ricucire  i bottoni dei miei grembiuli di scuola.

Ma la cosa più bella, quella che davvero mi incantava al solo guardarti, era osservare le tue mani che modellavano l’impasto per un dolce, una crostata o le ombrichelleLe tue mani erano grandi, forti e capaci di fare tutto, ma più ancora del resto, la meraviglia delle meraviglie era quando tiravi la sfoglia per le tagliatelle: lì erano energia creativa allo stato puro: il mattarello sembrava una bacchetta magica e la sfoglia al tuo tocco schioccava e s’affinava (ma restava ruvida, come piaceva a noi) e più schioccava e più voleva dire che uno era bravo, mi avevi detto.

E le tue mani le ricordo bene anche quando tiravano i miei capelli o mi minacciavano schiaffoni nelle tante e lunghe estati che stavamo da sole senza il babbo e la mamma, quando eri tu a dare orari e regole, a decidere se sì o no.

E le tue mani sono la cosa che ho nel cuore più di tutto perchè è con le mani che abbiamo comunicato fino all’ultimo io e te, ed è la tua mano grande, forte e capace di fare tutto che avrei bisogno mi stringesse ancora, ogni tanto qui nella mia vita in collina…magari anche solo per un attimo, una volta sola, una volta ancora.