IL RISVEGLIO DEGLI SPIRITI

Primo racconto breve della serie “La Mia Vita In Collina

I

Se ci fosse stato qualcosa di vero in quelle “strane chiacchiere” di paese, è sicuro che entro il mese di luglio Arkansas lo avrebbe scoperto. Eccome se lo avrebbe scoperto! Non si sarebbe mai lasciata scappare un’occasione prelibata come quella di mostrare alle sue amiche che gli Spiriti della Collina avevano deciso di tornare a parlare dopo anni e anni di silenzio. A costo di mandare su tutte le furie sua nonna, con cui passava normalmente gran parte dell’estate, Arkansas aveva deciso che avrebbe “pattugliato” personalmente la zona del Callaro e atteso al sole di mezzogiorno o all’ombra di mezzanotte, finchè non avessero visto e sentito anche loro.

 “Loro”,nella fattispecie del nostro racconto, erano nientemeno che Jenny e Patty, le due più care amiche di Arkansas. La prima, Jenny, era un po’ più grande delle altre due, già 16 anni compiuti, e non era nata a Montecastello: era arrivata quando era molto piccola con la madre (chi o dove fosse il padre è sempre stato un mistero) e altri 3 fratelli da un paese di mare del Sud con uno strano nome esotico, Cheirò Marina (…perché da noi il mare, essendo lontano, è comunque esotico e un po’misterioso, anche quello della provincia di Viterbo). Patty, invece, era di Montecastello “d.o.c.”, di padre e di madre, insomma, anche se la mamma non l’aveva più già all’epoca del Risveglio degli Spiriti della Collina. E infatti Patty a 14 anni sapeva già fare le tagliatelle e il sugo per condirle, aiutava il padre, quando d’estate faceva l’orto, ma soprattutto (e questa era la cosa che faceva davvero impazzire Arkansas), sapeva fare l’orlo dei pantaloni!

Arkansas e Patty, pur non vivendo tutto l’anno nello stesso luogo, erano amiche inseparabili, fin dalle elementari: si erano conosciute un giorno d’estate di molti anni prima, quando erano piccole e le rispettive nonne le portavano al parco di Montecastello a respirare l’aria buona. Anche le due nonne erano amiche, e così le due bimbe a forza accompagnare le nonne al parco e giocare insieme con terra e pentoline ( perché la terra all’epoca era l’ingrediente principale delle ricette di ogni bambina e poteva, a piacimento, essere arricchita con foglie, sassetti e a volte acqua, se l’intento era di preparare polpette) avevano finito per volersi bene come sorelle. Anche se Arkansas aveva un segreto che non le aveva mai confessato: era da sempre innamorata persa di suo fratello Simone…segretamente, sì, perché tanto dirglielo non sarebbe servito a niente, Simone aveva 4 anni in più e ad Arkansas non la guardava neanche, praticamente lei per lui non esisteva, era meno di una pulce e poi era l’amichetta della sorella…ma, fermiamoci, perchè questa è davvero un’altra storia, e torniamo, invece, a quel lunedì pomeriggio del giugno 1989…

 Insomma, per poter coinvolgere anche questa volta le sue amiche in un’ennesima avventura (che, sapeva bene, che avrebbe potuto rivelarsi un ennesimo grosso guaio), aveva bisogno di tornare di nuovo lì da sola, almeno una volta, per vedere oltre che “sentire” le voci degli Spiriti. Era certa che salendo su al Callaro e percorrendo il sentiero della vecchia cava fino in fondo (cosa che non aveva mai avuto il coraggio di fare) avrebbe trovato il luogo di origine delle voci, anche se le faceva un po’ paura l’idea del bosco e molto di più il fatto che era sola. Era partita molto presto da casa, dicendo a sua nonna che andava da Patty a farle sentire l’ultimo album di vasco…e, sapete, era una cosa che ancora si poteva fare, perchè nel giugno del 1989, a Montecastello non solo non c’erano i cellulari…ma mica in tutte le case di villeggiatura c’era il telefono…

 E infatti era stato proprio in quel pomeriggio che Arkansas aveva scoperto che gli Spiriti della Collina avevano ripreso a correre sui campi di grano. Li era andati a cercare, lì dove la vecchia Nanda aveva detto che li avrebbe trovati e alla fine li aveva ben visti, mentre pedalava con la sua bici rosa (strano per lei avere qualcosa di quel colore, ma l’anno prima l’aveva voluta così, la sua bicicletta) e le cuffiette del walkman nelle orecchie. Il walkman, poi, era stato un ambito oggetto fin dal suo compleanno, anche se aveva dovuto attendere fino alla pagella che la promuoveva in terza media per averlo in regalo…ma quell’anno suo padre si era davvero superato: dentro al walkman ci aveva trovato nientemeno che Liberi Liberidi Vasco. E proprio vasco stava ascoltando mentre pedalava e pedalava sul’assolato altopiano che l’avrebbe condotta nel suo luogo supersegreto, e stava ancora chiedendosi se piano piano a forza di ascoltarlo, questo album avrebbe mai scalzato dal suo cuore quelle parole, che sembravano scritte a posta per lei. Quelle parole le dicevano di continuo che “la vita non è facile, ma volte basta un complice e tutto è già più semplice” e così la incitavano ad andare avanti nei lunghi e noiosi inverni cittadini, in attesa di rivedere l’amica-complice Patty.

 Pedalava e pedalava sul lungo rettilineo infiammato e alternando fiatone e voce cantava di domeniche lunatiche e tanghi della gelosia, quando ad un tratto, dopo aver lasciato la strada principale ed essersi addentrata verso i poderi, li aveva visti.

Oh, cazzo…! – e per poco non era caduta dalla bici per la brusca frenata che l’aveva costretta a saltare giù dal sellino; la scoperta delle parolacce era, in effetti, abbastanza recente, risaliva solo all’anno prima, quando aveva iniziato le medie in una scuola statale della periferia romana, ma ne era diventata presto una puntuale e precisa utilizzatrice, adeguandole a contesti e compagnie. E decisamente l’improbabile spettacolo di cui in quel momento era testimone, richiedeva senza ombra di dubbio l’uso di una parolaccia.

Dal punto in cui si era fermata, infatti, poteva vedere chiaramente un luccicante e continuo saltellio sulla distesa di grano del “poro Brencio”, come lo chiamava sua nonna. Era una visione ipnotica, irreale a raccontarsi, eppure era così che le si presentava: gruppi di spiritelli luminosi che correvano e ridevano proprio sopra alle spighe ancora non del tutto mature. E loro la vedevano e ridevano e le mostravano il gioco della corsa sul grano e alcuni di loro con il gesto della mano le facevano anche segno di seguirli.

A bocca aperta respirava appena per paura di interrompere quella magia e i suoi grandi occhi guizzavano pazzi su e giù, avanti e dietro; Vasco le stava dicendo che vivere senza lei era una libidine, ma lei non lo sentiva più, non sentiva più niente, solo i risolini…e all’improvviso venne da sorridere anche a lei, con quella sua bocca finalmente carina e regolare, da poco liberata da un malefico apparecchio fisso ai denti, che l’aveva resa una “cozza” per i primi due anni delle medie.

Era paralizzata dal fascino del bagliore misterioso emanato dalle mani di quei graziosi spiritelli, fino a che (ma qui non sapeva più dire se fosse la realtà o un sogno), le sembrò di vederne uno in particolare, che voltandosi e guardando amabilmente verso di lei dopo aver rallentato, con una voce di vento le bisbigliò alcune parole, che lei conosceva bene: “Resta… qui… per sempre….” In quel preciso momento il panico l’aveva avvolta così tanto e così violentemente da risvegliarla da quella trance e da farla risalire in sella e riprendere a pedalare senza fiato, alla velocità della luce verso casa di Patty. Aveva le orecchie che le fischiavano così forte (magari anche per colpa del volume delle cuffiette), che non sentì neanche l’apetto che suonava da dietro per chiederle strada:“Maschiè, scanzite da mezzo la strada!- era Brencio, il proprietario della distesa di grano che scendeva al bar.

Scusate, Bre’, ‘n v’ho sentito…- e come scusa indicò le cuffiette del walkman.

 “…ma n’ sei la fija del poro coso…quello de giuppe la scesa…”

 “sì, sì… so’ io, so io, bonasera  Bre’…tutti “pori” a sto paese… – e via, era già di nuovo sulla strada, di lato stavolta, a  pedalare in cerca delle uniche persone a cui poter raccontare quello che aveva visto. 

 II

Pattyyyyyyyyyyyyyyyyy! Paaaaaattyyyyyyyyyyyyyyyyy!

Arkansas, che vuoi? Che strilli non sono neanche le quattro…il babbo…

 “Scendi Patty, di corsa, e andiamo da Jenny: vi devo dire una cosa”

 “E, ma… che je racconto al babbo??? E’ presto per uscire, manco i negozi so’ aperti!”

 “Digli… che… mi devi…prendere la misura per l’orlo dei jeans nuovi e che mi avevi promesso di farlo prima di uscire con gli amici…dai, dai Patty che sennò è tardi”

 “Ma, Arki, tu non vieni da casa vero?”

 “No…sono uscita presto con le cuffiette per sentire vasco in santa pace… insomma stavo andando su verso il Callaro…”

 “A quest’oraaaa! In bicicletta???!!! Ma sei scema????”

 “Eh lo sai che la nonna non vuole che ci vado, così magari se lo scopre e vede che comunque era presto, non mi sgrida troppo …che ne so, ma poi lo sai, no? Ci dovevo andare per forza per forza.” Quando Arkansas voleva sottolineare l’importanza di una cosa la ripeteva subito per due volte, senza fiato e senza virgole, e Patty ormai sapeva che quando Arki aveva una cosa fissa nel cuore e nella testa, ti costringeva a condividerla con lei….ma del resto Patty non poteva proprio dire di no alla sua amica del cuore. Quando un anno e mezzo prima era morta sua madre, l’unica persona che era riuscita a non farle perdere la voglia di continuare a vivere era stata proprio Arkansas…pur vivendo in città, aveva costretto i suoi genitori a portarla tutti i fine settimana, per un anno intero, a Montecastello“perchè Patty mi aspetta e ha detto che resta viva solo se io vado lì”. E aveva dato tregua ai suoi genitori solo dopo un anno, quando pian piano Patty aveva dato segni di ripresa e, anche se non avrebbe mai smesso di sentire la mancanza della sua mamma, aveva comunque deciso di provarci a rimanere viva ed anzi, di provare a crescere e a diventare a sua volta una mamma brava come era stata la sua. Ed ecco perchè Patty a 14 anni sapeva già fare le tagliatelle e l’orlo dei pantaloni!

 “ Va bene, dai, scendo, però allora vedrai che devo tornare un po’ prima stasera”

 “See, prima delle sette…e che esci a fare, allora? Dai muoviti che andiamo da Jenny, vi devo parlare e insieme dobbiamo prendere una decisione, oggi è successo..

 “Arki, non ricominciamo con la storia delle voci, perchè ora è giorno e ci rido, ma poi stanotte non dormo! “

 “…Patty per favore, non è più una cosa personale e ti giuro che lo vedrai…ora vieni, dai!

 “Mmmmh! Esco dalla porta del cellaio, che la bici è lì, aspettami da quella parte.”

 Ora le bici che pedalavano erano due: quella rosa di Arkansas e quella blu e bianca di Patty. La direzione era casa di Jenny, lì non era mai un problema entrare e uscire, c’era sempre talmente tanta gente che se Jenny si assentava un po’, magari neanche se ne accorgevano; era per questa sua libertà che sia i genitori di Arki, che il padre di Patty, non è che vedessero di buon occhio questa ragazza un po’ più grande che già usciva truccata e pure dopo cena qualche volta. Ma gli amici, quelli veri, questi dettagli non li guardano, gli amici guardano dritto al cuore e Arkansas e Patty sapevano bene che quello di Jenny era un cuore ferito, sì, ma molto buono e generoso. E, come da copione, infatti, quel pomeriggio Jenny neanche stava a casa quando arrivarono a chiamarla.

 “…E dov’è?- chiese Arkansas alla signora Pina, la madre di Jenny.

 “E che saccio io? Pensavo che era con te e Patty, mo se mi dici che non l’hai vista…mi preoccupo!

 “ E’ andata a prendermi un gelato…– era Licia detta Rompirompi, la sorellina di Jenny, una vera guastafeste, ricattatrice incallita e bugiarda cronica, insomma la classica sorella minore rosicona. Patty e Arkansas, però, cercavano di trattarla bene, soprattutto perchè altrimenti RompirompiLicia avrebbe fatto la spia anche di cose inventate pur di vedere in punizione loro e sua sorella maggiore.

 “Oh stelline, che visione! Menomale che mi siete venute a salvare…mamma ecco il gelato per la STREGA, io esco proprio!”

 Non c’era stato bisogno di aggiungere altro, sullo stradone principale di Montecastello e contro il sole del pomeriggio, le bici erano ormai tre.  

 III

Jenny e Patty era sconvolte per il nuovo racconto dell’amica, sedute sotto agli alberi della pineta, dopo aver mollato le bici, avevano dovuto interrompere e far ripetere ad Arkansas il racconto più e più volte…non è che non le  credevano…

 “Vedi, Arki, tutta questa storia degli Spiriti della Collina, è cominciata con il racconto della vecchia Nanda…oh, Arki, quella c’ha 97 anni, lo sai che significa?????”

 “…che è nata nel 1892, Patty???” – e sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi, che da quando le avevano tolto la “gabbia” ai denti, in effetti le riuscivano particolarmente bene!

 “Goja! L’ho sempre detto che sei goja e c’ho ragione! Intendevo dire che è vecchia, ma tanto tanto vecchia e magari quello di cui parla non sono tanto ricordi, quando storie, dicerie, leggende di vecchi!”

 “Però, a difesa di Arkansas, devo dire che anche l’Ermelinda, che, ti ricordo, era la guardiana del castello, ha raccontato…

 “Seee, dopo setteotto bicchieri de vino, sveglia Giova’”

 “NON CHIAMARMI GIOVANNA! TI ODIO, quando fai così Patty! QUEL NOME MI FA INKAZZAREABBESTIA e lo sai!”

 “Ok, scusa ho sbagliato, scusa, abbiamo un giuramento, perdono…puoi chiamarmi col mio vero nome, se vuoi, ma solo una volta!”

 “GI-NA, GI-NA, GI-NA” – Arki e Jenny in coro senza neanche mettersi d’accordo

 “…ho detto il mio vero nome, vabbè chiudiamo l’argomento nomi, ok????”

 “Ok, Arki, lasciamo stare i vecchi, senti quello che voleva dire Patty, è che tu già avevi cominciato alle vacanze di Pasqua co’ sta storia delle voci…solo che quelle venivano dal giardino del castello dietro casa di tua nonna e…sì…insomma ti chiamavano…”

 “No, Jenny, non mi chiamavamo, per l’esattezza io sentivo solo che dicevano “resta qui per sempre”, ma non era né un lamento, né una minaccia…”

 “Sì, stelli’, lo sappiamo, era come “un invito”…ma tu capisci che ci hai detto oggi????”

 “Sì, ragazze, vi ho solo detto che, come io sospetto da sempre, questo posto…e intendo TUTTA la collina è…come dire…VIVA e ci vuole dire qualcosa, qualcosa che ancora non so, ma che vorrei che mia aiutaste a scoprire, ok?”

 C’è da dire che erano rimaste un bel po’ sotto alla frescura delle piante prima di rassegnarsi e ricominciare a pedalare fin dove Arkansas le voleva portare. Non c’era proprio storia quando Arkansas era convinta di qualcosa, nulla la smuoveva dalle sue bizzarre idee visionarie, e l’unico modo per tranquillizzarla, almeno per un po’ era partire con lei e le bici e andare su al posto degli Spiriti, come a quel punto era stato ribattezzato tutto il bosco sotto al vecchio acquedotto. In fondo le volevano bene anche per questo, per il suo strambo modo di vedere il mondo, come se davvero potesse essere quel posto incantato delle favole, che né Patty, per un verso, né Jenny per un altro, avevano mai avuto modo di apprezzare…per loro la favola era finita molto presto e allora in fondo in fondo, per fortuna che c’era Arkansas con le sue strane storie di voci e di Spiriti che corrono sul grano, a fargliela rivivere di tanto in tanto.

 Il bello delle avventure è proprio mentre le stai vivendo, non la loro conclusione…

 …con questa frase Jenny e Patty, quella sera, cercarono a lungo e invano di consolare Arkansas, perchè come nella migliore tradizione delle storie di paese, gli eventi leggendari sono tali solo se si manifestano di tanto in tanto…a volte ogni 100 o 1000 anni…a pochi eletti…perciò quel tardo pomeriggio di giugno le tre amiche insieme videro solo un grandioso, spettacolare tramonto di quelli che oggi se li sogna anche l’HD.

 Ma la vera favola lì, era la loro stupenda amicizia che durava da anni e che in quel  momento, a quell’età, tutte e tre ritenevano fosse invincibile e, naturalmente, eterna.

 IV

Lo sguardo di Arkansas era sempre lo stesso, anche adesso, alla soglia dei 35 anni. Come si dice, di acqua sotto ai ponti ne era passata, a quel punto i sogni e i segreti che ognuno aveva coltivato da bambina o si erano realizzati e rivelati…o era bene che fossero rimasti nel cassetto. Distrattamente appoggiata sulla nuova balaustra di un vecchio panorama, un lungo crepuscolo estivo, l’aveva riportata a quel giugno di 20 anni prima stesso posto, stessa strada, stesso bar cantavano gli 883…ed era stato fantastico, per un momento, rivivere una delle tante avventure con Patty e Jenny, anche se quella volta le sue amiche non avevano visto gli Spiriti correre e sussurrare sulla collina della loro vita. Erano ancora amiche? Chi lo sa, dopo tutto quello che era successo…una cosa era certa, lei aveva mantenuto fede al “giuramento dei nomi”, ed era sicura che fino a quel momento lo avevano fatto anche Jenny e Patty. Questo vuol dire amicizia?

Arkansas, che non aveva più paura come un tempo di sorridere, sorrise, salutò con lo sguardo l’orizzonte, spense il portatile e decise che per quella sera tutto era ok.

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