“Perchè non m’hai voluto sposa’?”

All’inizio, quando ancora non aveva ben capito, lei era solita dargli spago, perderci tempo, provare a spiegargli le cose come stavano… “Luigi non sono la caposala, non ti posso far spostare l’armadio“, oppure “Guarda, Luigi, c’è scritto qui quando devi fare le analisi

Ma Luigi, che già alle 7 di mattina aveva un odore insopportabile del fumo di tutta una vita, non l’ascoltava, girava lo sguardo come in cerca di sostegno, alzava la voce, puntava il dito verso di lei, le cominciava a dire che era cattiva, che non voleva ascoltarlo solo perchè lui aveva avuto quel maledetto incidente e non aveva più potuto lavorare e non aveva più potuto guidare la macchina…

E di solito era alla parola “macchina” che Luigi sembrava riprendere il controllo di se stesso.

Si ammutoliva di colpo e di colpo rivolgeva nuovamente lo sguardo verso di lei, poi verso il pavimento. Poi verso di lei, poi verso il pavimento…poi verso di lei.

A quel punto lei sapeva l’esatta sequenza di quello che avrebbe detto. La prima volta rimase stupita e rise di lui con le sue amiche…poi, invece, dopo la seconda, e poi la terza e dopo ogni volta… successe che lei capì, o meglio, comprese.

E dunque lo ascoltava, lo faceva finire di parlare e lasciava che il suo il dolore uscisse e passasse da lui a lei…così, con semplicità, in maniera naturale…e se ne lasciava invadere un po’ e gli sorrideva in silenzio, tanto poi appena aveva finito di farle l’ultima domanda, tornava nel suo mondo e andava via.

*        *       *

Lui le chiedeva se potevano fare come quell’altra volta, quando era arrivato sotto casa sua all’una di notte “Se ce vengo te ce trovo stanotte? Dai, poi famo come quell’altra volta fumano na sigaretta, piamo ‘n caffè e poi…” ed era lì che, spalancando la bocca sdentata, rideva (come ridono i matti) e rideva, rideva fino a piangere e nel pianto le diceva “Perchè non m’hai voluto sposà più? E’ per l’incidente, vero? …perchè, perchè non m’hai voluto sposà?”  

 

Buona Vita, la mia vita in collina!

sentiero

…e finalmente: ritornare a sentire il gusto del  cammino, l’intima gioia di radunare le esperienze fatte, l’entusiasmo di caricarle nello zaino e, dopo un’ultima grata occhiata alla strada fatta, volgersi a quella ancora da fare…che per fortuna è tanta, piena di sentieri da scoprire, direzioni da seguire o da cambiare. Ben Tornata a Me e ancora, per tanto, Buona Vita!

Quando in Collina c’era Scheggia…

L’ho fatto. E vabbè, non avrei dovuto, in fondo in fondo neanche mi appartiene, come indole profonda, ma l’ho fatto. ho pubblicato la foto del mio gatto (e io davvero non sopporto le foto dei gatti).

scheggia

Ma Scheggia era la MIA gatta. Perchè fino a 40 anni non avevo mai avuto un PET…un cucciolo, un animale che girasse per casa, un batuffolo di pelo che cresce e diventa uno di famiglia.

Poi è arrivata Scheggia.

E poi, altrettanto all’improvviso, non c’è stata più.

Oggi ho ritrovato questa foto, di poche che me ne restano, e allora ve la mostro, perchè dopo un anno, ancora mi manca.

Canti di Libertà, Canti di Redenzione

Mi vuoi aiutare a cantare questi canti di Libertà?

No, perchè è tutto ciò che abbia mai avuto: canti di Redenzione…

Bob Marley ha scritto anche per noi, gente di Collina, che da un anno viviamo in apnea e a occhi serrati, queste lievi parole, che evocano i nostri cieli e il nostro verde.

Non hai voglia di tornare a respirare? Di sentire quel soffio vitale che ti entra dalle narici e ti riempie mente, cuore e poi, sì, anche i polmoni?

Non è tempo di riaprire gli occhi e ricominciare a percepire le diverse sfumature della luce che li colpisce?

Non hai voglia di ricominciare a vivere?

Canti di Libertà…Canti di Redenzione

Le nostre anime guariranno e il passato resterà lì, dove non vuole essere cambiato…ma da dove ci permette oggi di cantare i nostri Canti di Libertà, Canti di Redenzione.

(…Ciao Stefà: se vedi Sandro salutalo…)

Il Camionista innamorato delle Nuvole

Nuvole

Ci sono giorni che – pensa il Camionista – sarebbe bello dimenticarsi anche per un attimo del presente e del quotidiano… Ci sono giorni che non vorrei portare a termine i miei viaggi, nè di andata nè di ritorno… Vorrei scendere dal camion, prendere un treno e viaggiare solo per godermi la strada e il mondo che passa dal finestrino… E poi vorrei anche scendere a una fermata a caso, non prestabilita da nesuna tabella oraria di lavoro e vedere che cosa c’è nel centro storico di quel luogo, visitarne la chiesa e la piazza principale (ci sono sempre un chiesa e un piazza principale, mi dicono), scoprire chi potrei mai incontrare, scegliere quale souvenir acquistare per potermi ricordare per sempre di quella gita… Vorrei anche tornare a casa, alla fine… ma con qualcosa di nuovo e di mio da raccontare…

Questi sono stati spesso, negli ultimi anni, i pensieri del Camionista. E i suoi occhi si sono iniziati a riempire di colori che non aveva mai visto; e il suo cuore si è pian piano rigonfiato di nostalgici sentimenti crepuscolari.

Finchè una mattina è successo. Le ha viste.

Non era ancora l’alba. Era quel momento che pochi riescono a raccontare, perchè pochi riscono a coglierlo e ad assistervi davvero.

Era l’Aurora: non ancora giorno, non più notte.

L’orrizzonte era spezzato da profili collinari e sopra la sua linea tutte le sfumature dal giallo al violetto coloravano cielo, ma soprattutto: NUVOLE.

Per fortuna stava viaggiando su una provinciale di campagna e a quell’ora nessun traffico ha potuto disturbarlo dalla sua improvvisa illuminazione.

Ha spento il motore. E’ sceso. Ha respirato contemplando per un attimo quella fuggevole meraviglia e poi ha immortalato quel pezzo di cielo.

Da quel giorno il Camionista innamorato delle Nuvole ha fatto più di un milione di foto a pezzi di cielo di tutta Europa: pezzi di albe, pezzi di tramonti; cieli al mattino e al meriggio; nuvole notturne, nuvole nere cariche di elettricità, nuvole basse e leggere, nuvole di montagna, nembi di mare e persino un’aurora boreale.

Non che abbia smesso di desiderare di poter scendere dal camion e prendere il treno; ma ha scoperto delle mutevoli ma onnipresenti compagne di viaggio; lì in mezzo a pezzi cielo a riempire i suoi occhi di colori veri e a scacciare, anche se per brevi, brevissimi flash, quella sua malinconia.

Cronache Collinari: L’Alieno e la Magica Macchina del Caffè

MacchinaPerCaffè

Caffecaffecaffecaffecaffe…ho bisogno di caffè, un secchio di caffè, un mare di caffè, in questo momento riesco a pensare solo ad un caldo, anzi, bollente, caffè zuccherato…

La nenia che ho nella testa alle 6 di mattina, nella Mia Vita In Collina è solo questa. E, come ogni mattina, alzandomi dal letto senza accendere luci, senza fare rumori, voglio solo guadagnare la scala che mi porta diretta in cucina e all’unico oggetto che può richiamarmi in vita: la macchina del caffè.  Una volta raggiunta la stanza della rianimazione e la sorgente della sveglia è fatta: basta accenderla e attendere pochi istanti che la meravigliosa lucina verde dia il suo sì e..

– Mamma…

Ussignore, non ho capito bene, un Essere Alieno si frappone fra me e la Vita

– Mamma, mi sono ricordato che ti dovevo chiedere di comprare il quaderno pentagrammato

L’essere alieno prende le forme e la voce di Criccri che farfuglia molte, troppe parole tutte insieme… qualcosa a proposito di ricordi, note, quaderni, spese… Lo sento: è una trappola e io ancora non sono in grado di intendere e di volere. Posso solo alzare le mani in segno di resa e indicare l’unica Fonte di Energia che mi permetterà di entrare in comunicazione con la forma di vita extraterrestre (senza parolacce, si intende) e ignorandola (come si vede in qualche film, no? Forse se la ignoro scompare) procedo, lo supero e…

– Mammaa… Non ci ho dormito! Hai capito? Mi sono dimenticato ora quello mi umilia, mi mette la nota, mi banna per sempre…

Mi immobilizzo, senza raggiungere ancora la Ricarica, sento che, qui, nell’iperspazio sta per sta succedere qualcosa di brutto, di molto brutto…

Caffecaffecaffe, non ci credo non scompare anzi insiste, emette suoni contro di me e pretende risposte...calma, cos’è che dice il tuo terapeuta??? Fermati un attimo e chiediti: di cosa hai bisogno ora? Lo so! Ci sono! DI UN SOLO, MISERO, FOTTUTISSIMO, STUPIDO CAFFE’, che mi dia l’illusione, anche solo per un attimo, che oggi andrà tutto bene

E così lentamente mi giro, apro gli occhi, lo vedo, lo fisso con l’ultimo residuo di benessere da cuscino e lo minaccio:

– Se non prenderò il mio caffè, non riuscirò a svegliarmi; e se non mi sveglio (di umore decente) non ci sarà speranza per il genere umano (o alieno) che popola questa casa

– Ok poi mi ascolti, però?

– Prometto che ci provo…

Il fatto è che appena il magico liquidino nero attraversa le mie papille, io mi ritrasformo da letargico cavernicolo ad antropomorfo essere senziente di genere femminile (la catalogazione “umano” nella mia famiglia non è prevista), e quei due o tre neuroni che riprendono vita mi riportano nel “qui e ora” corretto, in quella stessa dimensione spazio temporale che condivido con i miei coinquilini.

– Allora, ci sono: riproviamo tutto da capo. Buongiorno “cuocovolante” Criccri, qui base, cosa fai in piedi prima della sveglia????

– Mmmmm…l’unico normale in questa casa è il gatto, che infatti se n’è andato… Sono agitato: mi sono di nuovo scordato di farti comprare il quaderno pentagrammato e oggi era l’ultima occasione per passarla liscia.

– Mio caro Watson, il suo brillante acume le suggerirà senza alcun’ombra di dubbio che essendo lunedì, ore 6.15 antimeridiane, non vi è speranza alcuna che io possa, COME AL SOLITO, sollevarla dall’impiccio in cui si è infilato. ( Quando poi mi sveglio, mi sveglio)

– …e…allora…? – il cuocovolante è altresì sconsolato

( è incredibile il potere occulto del caffè)

– E va bene, cuocovolante, mi hanno mandato qui per questo, no? Vai a scuola tranquillo, diremo all’EssereOrso di passare in cartoleria e poi a scuola, il quaderno “cosato” (sono sveglissima, ma insomma, già ho dato a sufficienza, tanto da aver bisogno quasi di un altro caffè) ti arriverà per tramite gentilissimo bidello

– Collaboratore scolastico

– Sì, ovvio. Puoi andare a vestirti.

Si avvicina, mi abbraccia (lo fa, lo fa, lo fa sul serio!), mi guarda con gli occhi dell’amore e corre in bagno a prepararsi.

Grazie Caffè, ti amo, ti adoro non ci lasceremo mai…mi rendi davvero onnipotente, anche oggi ho guadagnato svariati punti, simulando un un magic power, che in realtà mi deriva soltanto da te

Ed è con il sorrisetto tipico dell’autocompiacimento che la giornata, qui nella Mia Vita In Collina, può cominciare.

In Collina…Opportunità, forza, radici

image…è ormai un anno che abito La Mia Vita in Collina…molte vicende mi attraversano, talmente intense che ne sembrano molti di più, di anni intendo.

Non ho la vostra FORZA, miei numi tutelari, quella di fare sempre ciò che va fatto, non l’avrò mai…io ho un altro spirito, uno spirito che si ribella, che scalcia, urla e pesta i piedi perfino contro se stesso. Perfino contro Dio.  Quel Dio che tanto ci avevo messo per amare e per lasciarmi amare da Lui…

Qui in collina, dove i desideri sembravano realizzarsi, dove i sogni sembravano avvicinarsi alla realtà, ho trovato la mia casa. Era qui che volevo stare, che volevo far tornare le mie RADICI. Ed è qui che mi avrte dato l’OPPORTUNITÀ di vivere.

Ma da qui il panorama è cambiato: kantianamente meraviglioso, come nei quadri di Friedich…ma non c’è più nulla di quello che il mio cuore conosceva, solo la terra, l’argilla, gli olivi. Mi mancate.